
L'alluce rigido è una diffusa patologia del piede provocata da una degenerazione artrosica della cartilagine. In questo approfondimento, una spiegazione di cause, sintomi, modalità di diagnosi e possibili trattamenti conservativi e chirurgici.
Cos'è l'alluce rigido
L'alluce rigido è una patologia degenerativa caratterizzata dall'usura della cartilagine dell'alluce. Rispetto all'alluce valgo, in cui c'è una deviazione ossea dell'articolazione, nell'alluce rigido assistiamo ad un processo degenerativo di tipo artrosico. Tale processo determina la formazione di sporgenze ossee (osteofiti) nella parte superiore dell'alluce che causano un ingrossamento dell'articolazione e una riduzione del movimento dell'alluce, da qui il nome di alluce rigido.
Il tema dell'alluce rigido è stato oggetto di diversi studi che ho condotto in prima persona, in collaborazione con il centro di chirurgia del piede diretto dal Prof. A. V. Viladot, che considero un maestro per i suoi insegnamenti. Questi studi pubblicati su riviste internazionali mi hanno permesso di verificare l'efficacia dei diversi interventi per il trattamento di questa patologia.
Le cause
Differenti sono le cause che possono portare all'insorgenza dell'alluce rigido. La causa principale consiste in un'alterazione biomeccanica del piede, caratterizzata da un'elevazione del primo metatarso che innesca il processo degenerativo dell'alluce. Altrimenti, l'insorgenza può anche essere legata a traumi o microtraumi ripetuti sull'alluce che possono creare lesioni cartilaginee.
I sintomi
- Riduzione del movimento dell'alluce, soprattutto in elevazione, cioè verso l'alto.
- Dolore localizzato, che si può palesare durante una semplice camminata e che si può aggravare quando si svolgono attività sportive.
- Ingrossamento del dito, che determina un conflitto e sfregamento all'interno della calzatura.
- Arrossamento doloroso, diretta conseguenza dell'aumento di volume.
È bene sottolineare che il dolore si accentua con l'utilizzo di calzature con tacco e punta stretta.
La diagnosi
Per arrivare ad una corretta diagnosi di alluce rigido è necessario rivolgersi ad un ortopedico specializzato. Il primo passo del processo diagnostico è rappresentato dalla valutazione clinica, che permetterà di testare la riduzione del movimento. L'articolazione può apparire ingrossata e arrossata nella parte superiore ed interna dell'alluce.
Tra gli esami strumentali che possono essere prescritti, molto utile risulta la radiografia dei piedi sotto carico, che permette di rilevare i segni tipici dell'usura articolare e gli osteofiti dorsali e consente di classificare l'alluce rigido in base alla gravità. Infine, la risonanza magnetica è utile per avere informazioni più dettagliate sullo stato di usura della cartilagine.
Come si cura l'alluce rigido: trattamento conservativo e chirurgia mininvasiva
Nella fase iniziale, è corretto affrontare l'alluce rigido con delle terapie conservative. È bene sapere, però, che l'unico modo per risolvere definitivamente il problema è l'intervento chirurgico.
I trattamenti conservativi
I principali trattamenti conservativi che possono essere adottati per affrontare l'alluce rigido sono:
- Calzature ortopediche: scarpe adeguate, con fondo sostenuto, possono essere utili per alleviare il dolore.
- Terapie fisioterapiche: possono essere un valido aiuto negli stadi iniziali per ridurre il processo infiammatorio e migliorare la deambulazione.
Tuttavia, proprio per la caratteristica degenerativa dell'alluce rigido, questi trattamenti possono ridurre il dolore ma non risolvere il problema. Quindi molto spesso si rende necessario l'intervento chirurgico.
Trattamento chirurgico mininvasivo dell'alluce rigido
Allo stato attuale dei progressi medici, lo sviluppo delle tecniche mininvasive di chirurgia ci permette di trattare l'alluce rigido in modo eccellente, riducendo i tempi del decorso post operatorio e consentendo un recupero pieno del movimento senza più dolore.
Per scegliere la tecnica chirurgica ideale bisogna tenere conto di diversi fattori:
- Grado di degenerazione articolare.
- Limitazione del movimento.
- Età.
- Attività lavorativa svolta.
- Attività sportiva svolta.
Negli stadi iniziali, quando l'articolazione non è ancora molto degenerata, è possibile eseguire un intervento chiamato cheilectomia. Questa operazione consiste in un'accurata pulizia dell'articolazione, con la rimozione degli osteofiti e delle parti usurate che sono responsabili del dolore e della riduzione del movimento.
Negli stadi intermedi, quando l'articolazione dell'alluce presenta un grado di degenerazione e rigidità maggiore, bisogna intervenire sulla biomeccanica dell'alluce decomprimendo l'articolazione. La scelta migliore consiste nell'eseguire un'osteotomia correttiva mininvasiva del metatarso che conferisce all'alluce una meccanica di movimento migliore con un'ampiezza di movimento ottimale.
Infine, negli stadi più avanzati, quando l'articolazione risulta gravemente degenerata con un movimento ormai minimo, abbiamo la possibilità di sostituire la cartilagine degenerata con una cartilagine sintetica di ultima generazione. La nuova cartilagine permette di ripristinare il movimento articolare eliminando il dolore. Questo dà la possibilità di tornare ad indossare qualsiasi tipo di calzatura e di riprendere l'attività sportiva.
In tutti e tre i casi, il trattamento dell'alluce rigido viene effettuato in day-hospital con un'anestesia periferica. L'eventuale trattamento di patologie associate, come metatarsalgia o deformità delle dita, deve essere valutato attentamente nei singoli casi.
Per quanto riguarda il decorso post-operatorio, il carattere mininvasivo della chirurgia dell'alluce rigido fa sì che il paziente possa tornare a casa camminando con una scarpa post-operatoria. In genere non sono necessarie le stampelle, ma se il paziente si sente più sicuro, le può utilizzare la prima settimana.
Verrà eseguito un controllo per la medicazione a 14 giorni dall'intervento. Durante questo periodo, per evitare che il piede si gonfi, il paziente deve evitare di stare troppe ore in piedi e di eseguire lunghi tragitti. Infine, a 30 giorni dall'intervento verrà eseguito l'ultimo controllo che di norma prevede la rimozione della scarpa post-operatoria e la possibilità di indossare le comuni calzature.
